lunedì 12 giugno 2017

NaturalMente: Le sorgenti di acqua in montagna

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Tra una corsa e l'altra in questa vita senza riposo ogni tanto un rallentamento e uno stacco dalla quotidianità ci stanno bene. Sono momenti di condivisione, di riflessione e di apprendimento, se poi si fanno in mezzo a tanta magnifica natura ... sono anche intramontabili.
Tre ore di camminata in famiglia nel sentiero del bosco fino alle sorgenti del fiume con un dislivello di 250mt. Prima che io vi racconti la mia esperienza, vi chiedo di provare ad immaginare cosa un'intera famiglia può imparare in queste tre ore.
Fuori dai problemi, dal rumore, dalla velocità, dalla routine ... cosa impariamo?

                   

Ci troviamo in un'atmosfera rilassante. Verde. Dove il rumore del ruscello e degli uccelli diventano sinfonia. Non dobbiamo sbrigarci e possiamo anche tornare indietro senza arrivare alla meta.
Siamo noi, ciascuno con le sue competenze, ciascuno con le sue difficoltà.
Il più esperto, il più intraprendente, il più pauroso, il più lento.
Riusciamo a distinguere i rumori dei nostri passi e possiamo rallentare e respirare regolarmente.
Sì, perché ci affatichiamo meno se camminiamo lentamente. Un passo dopo l'altro. Senza affannarci. Possiamo osservare le cascatine del ruscello e accorgerci che in un punto scorre lento e in un altro punto velocissimo pur essendo lo stesso corso di acqua.
Osserviamo i fiori e come gli insetti succhiano il nettare.
Ti sei accorto quali alberi crescono in questo bosco? Siamo in alto, siamo a 1600mt di altitudine sul mare e questi alberi crescono proprio qui. Che colore sono? Che forma hanno? Che profumo? Ce ne sono di giganti e di piccolini.
Fiori mai visti prima, per poi scoprire che sono orchidee italianissime, rare e protette. La scarpetta gialla, sembra il titolo di una storia per bambini.






Arrivare ad una sorgente in montagna non è facile, soprattutto per i bimbi. Di solito stanno in posti alti, sgarrupati e scomodi ma proprio questo da l'idea concreta del fatto che la beltà è una conquista dura, faticosa e difficile. Non basta indossare un bel vestito, la bellezza va cercata nel profondo degli occhi e gli sguardi veloci non la vedono.
Mentre camminiamo, ci accorgiamo più profondamente l'uno dell'altro. Anche se siamo una famiglia molto unita, c'è sempre da scoprire nell'altro. C'è chi preferisce stare al caldo sole e chi si sbriga a ripararsi sotto le fronde del bosco. Chi preferisce il sentiero sterrato, chi quello a scaletta tra le radici, chi osserva i fiori e chi gli insetti e chi ne ha paura ma si fa coraggio. Si fa coraggio perché la famiglia si ferma, attende il suo coraggio e tende una mano.

Poco dopo che si cammina ci si sente liberi e il dialogo si fa più aperto e più profondo. Escono i ricordi, i sogni, i segreti, gli scherzi, le paure, le debolezze di grandi e piccini e le mani si stringono più forte. Chissà, forse i figli, che vedono le nostre difficoltà e la nostra fatica ... cominciano ad umanizzare i loro genitori, mitici.
Forse noi genitori vediamo quanto sono piccoli e inesperti ma fortissimi i nostri figli e gli diamo più fiducia, gettiamo via le aspettative, impariamo a rallentare, permettendo loro una crescita più rilassata e serena. In questo mondo frenetico ci si dimentica di rallentare ed è bene fermarci per chiederci:
ha senso trascinarci velocemente una generazione dietro l'altra per sbrigarci ad arrivare alla fine?
Nell'ultima salitona del percorso l'acqua sparisce.
Per un po' non sentiamo nemmeno il rumore.
Poi il terriccio vischioso a scalini diventa un lungo letto di pietre bianche, ghiaione.
Un rumore di acqua torna, non la vediamo ma sappiamo che c'è.
Dunque non esiste solo quello che vediamo!
Finalmente si arriva alla sorgente, più liberi, più leggeri, più allegri e perché no, anche con un po' meno ciccia.
Ci si siede come si può a riprendere fiato e a godere della propria soddisfazione.
È proprio il caso di essere soddisfatti!
A turno ci si avvicina, si osserva l'acqua che spunta dalle rocce:
Scende da quella neve lassù (ghiacciaio) passando dentro la roccia, figooo!
Chi altri può descrivere in questo modo una sorgente se non un bambino curioso e vivace che la osserva per quello che è, accentandola così senza un perché, amandola subito!
A turno la assaggiamo, è freschissima e sembra leggera.



Ha un sapore diverso ma è difficile spiegare il sapore dell'acqua!
Provate!
Eppure ha un altro sapore:
Sembra quella con le bollicine ma è liscia come piace a noi!
Stanchi, sudati, assetati, affamati ... torniamo indietro.
Alla faccia della stanchezza questa volta si corre, si tirano fuori le carte in inglese con i nomi dei fiori e degli insetti per riconoscerli, imparare parole e giocare agli esploratori. Mi sono chiesta cosa può ridare tanta energia ai bambini, che sembravano sfiniti dalla stanchezza di questa scarpinata?
Mi sono risposta che l'energia e la voglia di continuare la generano dalla soddisfazione, dalla gioia della riuscita, dall'apprendimento della scoperta, dal non giudizio, dal piacere della relazione positiva, dall'ambiente circostante pulito e sereno, dalla positività dell'esperienza che proprio per questa sua caratteristica, da loro la forza di produrre (e non trovare) le energie rinnovate per ri-proporla, ovviamente sempre più approfondita e sempre più piacevole.
Per questo non credo nei metodi educativi punitivi, frustranti e rigidi, perché uccidono la voglia di farcela e di apprendere, bloccano la produzione dell'energia vitale, generano paura e rabbia.