venerdì 10 marzo 2017

Lettura, illustrazione e narrazione. Riflessioni personali

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Oggi condivido la mia opinione sull'importanza in società del leggere, illustrare e narrare. Sono traduttrice, insegnante di lingue, StoryTeller promotrice della lettura, scrittrice per passione, lettrice libera e mamma. In questi giorni guardavo i numerosi libri che ho messo insieme in questi ultimi 7 anni. Libri quasi tutti per bambini … per bambini? Dipende, ma di questo vi dirò dopo.
Numerosi e bellissimi albi illustrati. Gli albi più amati sono stati, Piccolo blu e piccolo giallo, La voce del noce, Dove vanno le nuvole, La sedia vuota, La zuppa di sasso, Il tuo colore.
Ma anche libretti studiati proprio per i bimbetti sotto i tre anni: la Pimpa e Barbapapà ci hanno accompagnato in tantissimi viaggi e serate.
Poi i libri di parole, quelli che hanno qualche accenno di illustrazione ma tante parole da leggere: Il piccolo principe, le storie di Sepúlveda, Pinocchio.
Ma anche piccole e importanti saghe come quella di Hogard, le Storie di Querciantica e il vecchio e indimenticabile Zorro.
Ma anche le storie che ho inventato per i miei figli (e che spero presto far uscire un compendio), ho dovuto scriverle per non sbagliare le parole mentre le raccontavo ricordandole, perché le ripetizioni per noi sono noiose e prive di valore ma per i bambini sono importantissime per la serenità, per l'apprendimento, per l'autostima e per molto altro.

Ieri sera stavo proprio riflettendo sul fatto che questi libri in qualche modo sono la storia del mondo che ho costruito nell'immaginario dei miei figli e dunque è importantissimo scegliere libri, metodi, giochi e via discorrendo ... ma non bisogna assolutamente avere paura dei libri e delle storie.
Quello che fa crescere i nostri figli non è il libro di per sé, l'oggetto e forse nemmeno il contenuto (anche se hanno entrambi la loro importanza) bensì è la relazione tra il lettore e l'ascoltatore.
Una mamma, un papà, una nonna, una zia … che leggono felici ad un bambino per 15 minuti, gli hanno regalato un'esperienza che non ha valore monetario, uno stimolo verso l'amore per la lettura … perché bisogna amare la lettura e non l'oggetto libro (che poi può nascere ed è bello, ma è un'altra cosa).

Come scegliere i libri da leggere?
Ci si può far consigliare da chi ha tanta esperienza. Ci sono tante persone che organizzano momenti di lettura importanti per bambini e genitori, ci sono biblioteche attivissime al riguardo.

Per poter scegliere bisogna anche sapere cosa si cerca.

Un libro per argomento? (Io non amo i libri che ti guidano con la morale alla nanna, a togliere il ciuccio e il pannolino o a mangiare frutta e verdura, ma so che ne esistono di belli e divertenti).

Un libro semplice per le prime parole? (La Pimpa ma anche Abbaia George ma anche le storie di Elmer e molti altri).

Un libro che voglia stimolare la vista e porre l'attenzione sull'osservazione?
Di fantastici albi illustrati ce ne sono milioni, l'importante è che le illustrazioni non siano eccessivamente piene e soprattutto corrispondenti a quanto si legge. Ovviamente, che quanto si legge sia posizionato vicino all'immagine che rispecchia.

Ci sono anche albi illustrati senza parole e con quelli potete sviluppare la fantasia, vostra e del vostro bambino … e la memoria. Perché le ripetizioni sono importanti e il bambino tende a ripetere sempre uguale (lui ha una grande capacità di ripetere sempre uguale, mentre l'adulto, con la testa sempre più piena di parole e pensieri tende a ripetere il concetto ma non la parola uguale).

Un libro che voglia stimolare l'attenzione all'ascolto. L'attenzione all'ascolto è oggi secondo me un deficit in espansione tra i bambini sempre più stimolati da rumori, plastica, luoghi chiusi e pieni di rimbombi. I bambini sanno stare concentrati all'ascolto sempre meno e (ma è una mia opinione personale) al contempo vengono diagnosticati sempre più bambini con deficit di attenzione, o di iperattività (non saprei cosa altro aspettarmi da bambini non abituati ad ascoltare storie e abituati a lanciarsi come pazzi da una parte all'altra di enormi muri di gomma con musica sparata a tutto volume).

Quando non esisteva la scrittura esisteva già la scuola. Affinché un bambino diventasse adulto, era fondamentale che gli venisse passato il sapere del suo stesso popolo. Quando i popoli hanno cominciato a mischiarsi fra loro il corpo umano si è fortificato e le conoscenze condivise hanno creato la scienza per progredire, per migliorare.

Gli anziani del villaggio sedevano in mezzo alla natura con i piccoli del villaggio, insegnando loro a vedere, ascoltare e riconoscere suoni e segni della natura. Era un processo lento e spesso silenzioso, bisognava saper aspettare, ascoltare, con pazienza e concentrazione per poi, al momento giusto, essere pronti rapidi e abili. I saggi raccontavano loro bellissime storie di avventure con fantastici personaggi, per spiegare loro il mondo. Insegnavano loro l'arte di usare quanto la natura metteva a disposizione attraverso l'apprendimento della pittura (per lasciare segni e segnali), della scultura (per preparare armi e utensili), del canto (per comunicare tra loro anche da lontano), della danza (per entrare in contatto con le proprie emozioni).

Provate ad immaginare di vivere in una grotta, riscaldati e illuminati solo da un fuoco centrale tanto caldo quanto pericoloso. Dovete alimentare il fuoco ma temerlo perché può prendere piede e uccidere tutti. Gli uomini devono cacciare gli animali per sfamare il villaggio intero. Chiusi in una grotta di ombre e luci, gli uomini si preparano alla caccia grossa, siamo agli albori dell'arte. L'uomo ha paura ma deve cacciare o non sopravvive. Gli animali fuori sono grossi, hanno zanne, code e zampe spaventose, emettono suoni forti e terrificanti.
L'uomo ha paura ma deve cacciare.
Per poter sopravvivere l'uomo non cancella la sua paura e si trasforma in una macchina da guerra ma cerca la sua paura, vi entra in contatto, la affronta e la fa sua amica. L'uomo entra in contatto con la sua emozione attraverso l'arte e le storie.

Il saggio, il capo, il guerriero più forte siede con gli altri uomini intorno al fuoco. Racconta il piano. Poi racconta storie di antenati che hanno combattuto la stessa paura, la stessa fiera feroce. La narrazione coinvolge tutti, ci sono dei graffiti sulla parete della caverna che rappresentano le storie del passato, le stesse che racconta il capo.
Quando tutti hanno capito che cosa spaventosa stanno andando a fare, suonano, cantano e danzano la loro stessa paura, per entrarci in contatto e farla alleata. Non c'è nessuna morale dietro, solo una presa di contatto con se stessi e con il proprio mondo.

Così io credo che nasca l'arte. A questo io credo che servano le storie che scegliamo di leggere ai nostri figli. È nella relazione salda, di amore e condivisione e nel rispetto reciproco, che le storie funzionano. Se sviluppate l'attenzione visiva, l'ascolto attivo, la fantasia di espressione, il disegno libero … regalate al bambino la via alla consapevolezza di se stesso.

Il metodo principale che uso per insegnare le lingue ai bambini (Il Format Narrativo attraverso le avventure di Hocus & Lotus) funziona proprio perché prevede l'uso di tutti questi canali: relazione umana, ascolto attivo, condivisione, espressione teatrale, canto … possono anche danzare le bellissime musiche del format.
Condivisione a lezione e a casa.
Tutto in un'altra lingua, abbandonando in quello spazio la lingua madre che volentieri cede il passo alla seconda lingua e senza bisogno di oggetti di transizione e di traduzioni.
Il metodo funziona perché riprende le più antiche tecniche di insegnamento, perché propone un percorso che riguarda sia l'ontogenesi che la filogenesi dell'uomo, senza morale.